CUORI DI VETRO
con
Francesco Godina
Teresa Timpano
Gaetano Tramontana
scene di Aldo Zucco
video di scena di Antonio Melasi
assistente alla regia:
Domenica R. Buda
Regia di Gaetano Tramontana

"Con quale autorità, con quale presunzione culturale, io, insegnante, cerco ogni giorno, indirettamente, di demolire il credo effimero dei miei allievi, per issare al suo posto il vessillo del mio pensiero? E tutto questo spacciandolo per libertà, per libero arbitrio, per reale progresso dell´uomo…?"

Le confessioni di un insegnante, la complessità di un profondo scarto generazionale che si fa lotta quotidiana, di un lavoro totalizzante che mina le già deboli certezze di un uomo.
Messo alle strette da un evento tragico che sconvolge la sua comunità scolastica, Sandro deve fronteggiare un nuovo interlocutore; l´unico capace, dopo tanto tempo, di costringerlo a fare i conti con se stesso.
Cuori di vetro è debitore degli scritti di due insegnanti/autori capaci di penetrare con la propria esperienza personale la realtà e il vissuto del mondo scolastico contemporaneo: Marco Lodoli e soprattutto Sandro Onofri al quale il testo intende rendere sommesso omaggio nel nome del protagonista.
Dalle loro sollecitazioni prende le mosse lo spettacolo, o meglio, la figura di Sandro, metafora di tutti gli idealisti, le "persone per bene", spesso premiati con solitudini e incomprensioni in una società che non appare più a misura per loro.
Dall´altra parte il composito universo degli adolescenti: inafferrabile, indefinibile ma per questo affascinante, con i suoi slanci, i suoi furori e una costante, inespressa richiesta di ascolto.
Il testo si muove parallelamente su due piani temporali. Inizia con frammenti di interrogatorio: una donna, pubblico ministero, rivolge domande a Sandro relativamente alla sua persona e al suo rapporto con gli studenti.
Periodicamente il piano del racconto va in flash back alle solitudini di Sandro, ai suoi colloqui con gli studenti, alle loro rimostranze e alle loro convinzioni da adolescenti.
Di colpo la causa dell´interrogatorio è chiara……

Una storia che nel farsi scena diventa confessione intima, scandaglio della mente di un uomo, disperato grido di auto; lanciato come un masso nello stagno immobile in cui spesso colleghi, genitori e tutti coloro che "si accontentano", si specchiano incapaci di riconoscerne il vuoto.

 

foto: Alessandro Mallamaci, Aldo Valenti

 



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