La vera storia del pifferaio di Hamelin

hamelin x webdiretto e interpretato da Gaetano Tramontana
dalla fiaba dei fratelli Grimm
musiche di Marco Modica

 

Una fiaba per tutte le età riletta in chiave contemporanea.

Rileggendo la fiaba dei fratelli Grimm nell’attuale contesto storico sociale, questa versione di SpazioTeatro evidenzia nuovi aspetti, nuove sfumature, restituendo alla figura del Pifferaio una nuova dignità: la dignità dell’artista che fa dell’arte il senso della propria vita e che incontrando le istituzioni viene da esse sfruttato e truffato, il tutto nell’incapacità della società di riconoscerne i meriti e di prendere posizione contro l’ordine costituito.

La dimensione politica e sociale sta quindi alla base di questa riscrittura, che però prosegue parallela alla tradizione; la fiaba peraltro – discesa a sua volta dalla leggenda popolare – si presenta, come le migliori fiabe, ricca di richiami più o meno espliciti alle nostre paure, alle angosce degli adulti verso i propri figli e dei bambini verso l’ignoto, a letture “civili” e psicologiche praticamente infinite.
E proprio nel tentativo di intendere la fiaba nel suo significato più puro, quindi simbolico e contemporaneo al tempo stesso, lo sconosciuto pifferaio, lo straniero, il diverso (che non viene da Hamelin, ma ad Hamelin arriva) risalta in tutta la sua condizione di artista, di individuo concreto che offre il suo sapere, le sue competenze, ma che di questo vive e quindi ne reclama i diritti, troppo spesso fra istituzioni sorde e cittadini distratti e chiusi nel proprio piccolo mondo.

Emerge quindi nel nostro lavoro, una dimensione etico-politica spesso trascurata: il rapporto con le istituzioni rappresentate da un sindaco sordo alle reali esigenze della cittadinanza e incapace di fronteggiare le problematiche in maniera competente.
Ma parallelamente si sottolinea con forza la responsabilità del popolo circa le proprie scelte, la propria predisposizione individuale a sentirsi parte di una comunità ed assumersi in prima persona la gestione del bene comune, delegando, ma fino ad un certo punto, i rappresentanti che esso stesso – il popolo – sceglie ed elegge.

Riscrivere oggi la leggenda del pifferaio “variopinto” (questo è l’appellativo originale in seguito reso in Italia con “magico”) e tornare alla dimensione del racconto ci sembrava quindi doveroso ed estremamente attuale.
Doveroso in quanto la figura del Pifferaio che libera Hamelin dai topi – e che in seguito si porta via tutti i bambini della città – è stata recentemente piegata alla necessità di rendere la metafora negativa dell’ingannatore, del politico incantatore incapace di mantenere le promesse, giungendo persino ad essere distorta a prototipo di pedofilo e/o moderno untore.

Ma la storia del Pifferaio è anche la storia del piccolo abitante di Hamelin che a causa di un lieve handicap fisico non riesce a stare al passo coi suoi coetanei, chiudendosi in un mondo tutto suo; e proprio il suo handicap, tenendolo distante dagli altri ragazzi, lo salva e gli dà la possibilità a sua volta di salvare l’intera città e la stessa reputazione del Pifferaio.
Ed è proprio il ragazzino, diventato abbondantemente adulto, che racconta agli spettatori la storia dall’alto della sua esperienza diretta: diventato depositario dei segreti del Pifferaio, le sue parole evocheranno oggetti, immagini e atmosfere per una nuova versione di una delle fiabe più belle del mondo.

Estratti dalla rassegna stampa
“Accompagnato dalle musiche di Marco Modica, Tramontana ha catturato l’attenzione di un pubblico difficile da incantare, rendendo gli stessi bambini protagonisti del racconto. Ne viene fuori un’immagine riabilitata del pifferaio al quale Tramontana restituisce nuova dignità. Molte le assonanze con l’attuale condizione politica e sociale della nostra città, lo spettacolo bene si adatta ad un pubblico di tutte le età…”
                                                                           Giusi Mauro, Ora della Calabria, 25 febbraio 2014

“La vera storia del pifferaio di Hamelin” ha letteralmente inchiodato sulle sedie il pubblico di Torre Nervi e la metafora dell’incantatore, in qualche misura dell’ingannatore, applicata ai tempi nostri, a coloro i quali hanno ricevuto deleghe in bianco dal popolo, a quei politici che non mantengono le promesse ha suscitato più di uno straordinario spunto per riflettere…”
                                                                                                                        Strill.it, 25 luglio 2013

Rassegna stampa
OraCalabria 25_02_2014
Strill su Hamelin 25_07_2013
Holly Reggio Intervista_MuStruMu 08_07_2016

foto: Marco Costantino
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