IL MURO

Sabato 18 gennaio ore 21:00
Domenica 19 gennaio ore 18:30
Sala SpazioTeatro
Via S.Paolo 19/a Reggio Calabria
ingresso € 12,00
coupon 6 ingressi: € 60,00
I
coupon non sono nominativi e possono essere usati
singolarmente o in gruppo
info al 339.3223262

info@spazioteatro.net

IL MURO – cronachetta di una civile apartheid
drammaturgia ed esecuzione di TURI ZINNA
produzione Retablo
in collaborazione con Centro Zo Culture Contemporanee e Rete Latitudini
con il sostegno di
Regione Siciliana – Assessorato del Turismo, dello Sport e dello Spettacolo

“Il muro” racconta di un muro provvisorio, una palizzata di legno tirata su a Catania nell’agosto del 1937 in occasione della visita di Benito Mussolini alla città etnea per separare la città barocca dai miseri quartieri popolari. Un muro anticipatore di altri, più recenti, muri.

E’ l’odissea, tutta dentro la sua città, di un povero barbiere del popolare quartiere catanese di San Berillo che viene scambiato per un altra persona il giorno della visita di Mussolini nel 1937 ed è fatto oggetto delle attenzioni squadriste dei gerarchi locali. Costretto ad ingurgitare un quarto di litro di olio di ricino, tumefatto per le percosse, cerca di tornare a casa al più presto a svuotare l’intestino. Ma per impedire allo sguardo del duce lo spettacolo della miseria che offrivano i quartieri poveri della città, gli zelanti amministratori avevano tirato su delle palizzate che impedivano l’accesso e l’uscita degli abitanti meno abbienti. Il barbiere non trova un buco lungo le barricate che gli possa consentire di rientrare nel suo quartiere. Allora è costretto a intraprendere un viaggio doloroso nella zona bene della città alla ricerca di un bagno.
Finisce per defecare davanti al caffè Lorenti, il ritrovo esclusivo della borghesia egemone, che lo respinge schifandolo per non avere saputo trattenere dentro di sé la propria umiliazione.
Il resto del suo viaggio prosegue fuori le mura, tra gli scogli lavici e il mare, in direzione di un’alba purificatrice.

La cronachetta drammatronica messa in scena da Turi Zinna assomiglia a una contemporanea fiaba sonora, ci avvolge in un involucro percettivo e immaginativo totalizzante, la cui immersività si fonda su loop ossessivi di suoni elettronici e parole. Come i ritmi tribali della comunità dei rave quasi ci ipnotizza, come la dittatura accentra ogni attenzione su di sé e poi, improvvisamente com’è cominciata, improvvisamente finisce; e noi, impreparati, ripiombiamo nel silenzio del chiostro, un silenzio che non è mai sembrato così assordante.
Elena Zeta Grimaldi in PaneAcquaCulture, agosto 2019