Il vento magico

liberamente tratto dalla raccolta
“Re Pepe e il vento magico” di Letterio Di Francia, ed. Donzelli

con Monia Alfieri, Anna Calarco, Gaetano Tramontana

scene e costumi: Benedetta Dalai
assistenza: Larysa Sorokina
realizzazione: Roberto Morabito
musiche originali: Antonio Aprile
luci: Simone Casile
assistente all’allestimento: Marcella Praticò
adattamento e regia: Gaetano Tramontana

Età: adulti / bambini e ragazzi dagli 8 anni
foto Marco Costantino

Due giovani donne: una è figlia di Re, e giunta l’ora di maritarsi s’impasta da sola un marito di acqua, zucchero e farina, passa sei mesi a setacciarlo, sei mesi a impastarlo, sei mesi a ripetergli sempre la stessa canzone aspettando che cominci a parlare; l’altra è figlia di mercante, e giunta l’ora di maritarsi si butta addosso una pelle di capra e parte; anche lei s’impasta il destino con le sue mani.
Tutt’e due se ne vanno sperse per il mondo a trovare la loro strada.
Due giovani donne, due ragazze, che a un certo punto della loro storia devono allontanarsi dalla casa paterna e affrontare un bosco e una profonda metamorfosi per provare i passi giusti del loro personale cammino. Si ritroveranno costantemente lungo il percorso sotto altre sembianze, apparentemente nemiche ma in definitiva complici. A guidarle e a guidare le loro vicende è il Vento Magico e qualcuno che questo vento lo conosce e lo sa interpretare: una figura maschile a metà strada tra un confessore e un fornaio che in qualche modo le incoraggia ad andarsene sperse per il mondo in cerca del loro destino ma senza mai abbandonarle.
La partenza, un lungo cammino: un avvio condiviso tra decine di fiabe in tutto il mondo e dal quale si diramano molteplici spunti e suggestioni, come sempre accade nel caso della fiaba popolare. Su alcuni di questi abbiamo dirottato la nostra attenzione in maniera particolare, altri permangono in quell’alone magico, quel vento, che costantemente circonda una fiaba e dal quale ognuno può pescare ciò che gli serve di più nel particolare momento che sta vivendo.
Una magia che la fiaba condivide con il teatro e dalla quale ci siamo fatti trasportare con assoluta fiducia in questo percorso all’interno della preziosa raccolta di Letterio Di Francia “Re Pepe e il vento magico. Fiabe e novelle calabresi”, edita da Donzelli.

La trasformazione, come quella della farina che diventa pane, è il tema centrale da cui siamo partiti. Lungo tutta la raccolta di Di Francia il cibo è una metafora che permane in maniera potente. Per questo, dopo vari percorsi, siamo giunti alla chiave di lettura che ci sembra la più naturale ed efficace, almeno nelle intenzioni, per il sapore che vogliamo dare alla storia: nella metafora dell’impasto del pane abbiamo trovato una simbologia che potesse rendere il percorso delle due eroine, capaci di crearsi, letteralmente modellarsi con le proprie mani un destino diverso da quello prospettato loro dai padri.

L’allontanamento dalla casa paterna è, in questa raccolta calabrese, un tema insistente e costante e sembra veramente suggerire un legame con l’identità migrante del popolo calabrese, o del sud in generale, come ha avuto modo di sottolineare il Prof. Vito Teti nell’introduzione all’edizione Donzelli. L’allontanamento delle due eroine di queste fiabe, prima che un allontanamento fisico è un passaggio necessario: sotto forma di “rifiuto” o “ribellione” ai dettami paterni, le due protagoniste compiono in realtà l’azione di prendere in mano la loro storia in favore di una personale ricerca.