Spingi e respira

Scritto e interpretato da Lorenzo Praticò
Progetto grafico e scenografico: Giuseppe Praticò e Marcella Praticò
Montaggio video: Lucio Lepri
Illustrazioni del “Racconto di Sara”: Fabrizio De Masi
Regia di Lorenzo Praticò e Gaetano Tramontana
Con il patrocinio della Federazione Ciclistica Italiana

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Spingi e respira nasce dall’ incontro con un quadro di Francis Bacon che raffigura un ciclista. Non so cosa sia successo davanti a quel dipinto ma è stato come se all’improvviso io quel ciclista lo stessi sentendo respirare. E gli sono corso dietro…
Nasce dal rapporto tra me e mio padre, che non è un ciclista ma pittore e scultore invece sì; e soprattutto è un padre… Nasce dalla ricerca di parole e di gesti che si adattino meglio alla vita e ai suoi tempi. E come nella migliore delle tradizioni nasce da un amore  non corrisposto.
Poi dentro sono apparsi come evocati nuovi personaggi: Sara, scomparsa prematuramente, sorella della madre e primo amore del padre; la mamma, premurosa e discreta; il Campione, bello e antipatico; Fiorenzo Magni, il Terzo Uomo del ciclismo italiano, scomparso a pochi giorni dal nostro debutto…”

Spingi e respira è un racconto teatrale ambientato nel mondo del ciclismo, dove lo sport, come spesso accade, diventa metafora della fatica, dei successi e delle sconfitte di un’intera esistenza.
Nel testo di Praticò la bici è anche strumento di riconciliazione generazionale fra un figlio e un padre visto dapprima come mito, poi incapace di comprendere le scelte del figlio, infine come approdo sicuro dopo tanto girovagare.
E in effetti il ciclismo non è uno sport come gli altri, il suo portato metaforico è di gran lunga più intenso di altre discipline: l’intuito nelle fughe, la paura e l’adrenalina delle discese, la solitudine di alcune salite, l’equilibrio fra squadra e individualismo, tutto questo calza come un guanto al racconto di una vita.
Solo in scena, simulando una pedalata che realmente provoca fatica e sudore, Lorenzo Praticò dà vita per un’ora ad una lunga soggettiva nel corso della quale il protagonista vede passare davanti ai propri occhi una vita punteggiata di salite e discese, cadute e rialzate, incontri e affetti.

E poi c’è il confronto fra ieri e oggi, fra la generazione del dopoguerra rappresentata da Fiorenzo Magni – che con la spalla rotta continua a pedalare stringendo la camera d’aria fra i denti – e il veleno del doping che ha distrutto buona parte della meglio gioventù ciclistica.

E c’è la lingua, l’alternare italiano e dialetto calabrese (della zona del reggino) come scelta linguistica definitiva: “Sono convinto, oggi come ieri, della bellezza e dell’incisività teatrale del dialetto reggino e ho sentito la necessità attoriale e drammaturgica di farlo risuonare vivo e attivo nel rapporto tra il ciclista e i suoi genitori e soprattutto negli insegnamenti e nella memoria del padre.”
Una lingua della memoria, quindi, dei rapporti intimi e ancestrali, che emerge in tutta la sua sonorità inaspettatamente dolce in grossi blocchi di narrazione: gli insegnamenti del padre, lo scontro padre-figlio sul doping e l’etica sportiva, la storia di Sara raccontata dalla madre.

Estratti dalla rassegna stampa

“…Uno spettacolo che va oltre il teatro di narrazione, per ricercare qualcosa di più: è teatro anche “fisico”, è teatro che unisce video, azione scenica e immagini (come le illustrazioni del “Racconto di Sara” di Fabrizio De Masi), è teatro in cui il dialetto è la lingua del ricordo, del dialogo, della famiglia. E’ teatro d’attore, con una intensa prova di Praticò, che riproduce la fatica del ciclista, e si “sdoppia” nella narrazione e nel ricordo. E’ teatro in cui la regia (curata da Gaetano Tramontana), attraverso gesti, uso della musica e delle luci, riesce a dare dinamicità e ritmo al racconto, già coinvolgente, in questo rimando soprattutto al rapporto padre-figlio…”
Paola Abenavoli, CulturalLife, 14/04/2014

“… Il dialetto calabrese è utilizzato dall’attore con tutta la sua efficacia evocativa e trasmette perfettamente la potenza dei sentimenti forti del figlio e la lieve anima dei ricordi del padre. Praticò conferma una grandissima prova attoriale, attraversa la scena con sicurezza e riesce a parlare al pubblico guardandolo dritto negli occhi, non interpretando, ma rivivendo il racconto e il turbine di emozioni che in esso risiedono.”
Lavinia Romeo, il Dispaccio, 13/04/2014

“…Lorenzo Praticò si interfaccia con la platea e lo fa alternando le sue emozioni in maniera egregia, facendosi attraversare da ogni parola e donandosi completamente, a dimostrazione del suo talento. Un debutto il suo come scrittore, per uno spettacolo teatrale dal taglio riflessivo e senza tempo, una prova delle numerose doti dell’artista che per la prima volta, nonostante la sua carriera ricca di esperienze, si regala incondizionatamente al pubblico.”
Butterfly Freelife, marzo 2013

“… Spingi e respira, spingi e respira. Poche parole che districano lo sforzo fisico che accompagnano il protagonista sulla scena quasi fossero un mantra… Quello che si è sulla strada si è nella vita…”
Gabriella Lax, CalabriaOra, 24/03/2014

Rassegna stampa
Il Pickwick_13_05_2015
Hystrio 3/2014
OradellaCalabria 15_04_2014
Culturalife 14_04_2014
Rtv_13_04_2014
ilDispaccio_13_04_2014
CalabriaOra_20_03_2013
CalabriaOra_24_03_2013
Butterfly Freelife per Spingi e respira
ilDispaccio per Spingi e respira
Città Stereo 13_03_2016
Il Quotidiano 14_03_2016
LameziaTerme_it marzo 2016

Foto di Aldo Valenti, Marina Fiorenza, Marco Costantino