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LA CASA DEI RACCONTI – TRITTICO 2017
Sala SpazioTeatro – Via S.Paolo 19/a, Reggio Calabria
sabato 11 febbraio 2017, ore 21:00
info e prenotazioni: 339.3223262 – info@spazioteatro.net

LAMAGARA
da un’idea di Emanuela Bianchi
scritto da Emilio Suraci ed Emanuela Bianchi
adattamento e interpretazione di Emanuela Bianchi
PREMIO DELLA CRITICA GAIAITALIA – ROMAFRINGEFESTIVAL 2014

Calabria, 1769.
Cecilia Faragò è l’ultima fattucchiera processata per stregoneria nel Regno di Napoli.
Con lei muoiono i segreti della terra in un luogo del mondo in cui la terra è potere.
Chi è la magàra Cecilia?
Fata o strega, lucifera, portatrice del sole o della luna, donna infine e prima di tutto.
Che si appropria della forza tellurica dal ventre del mondo e ne fa decotto di erbe, credenza, maleficio.
Lamagara è la donna che pensa, che guarda troppo avanti, che sospetta, che non crede a niente.
La strega a cui il mondo chiede di nascondere le sue ipocrisie, per poi lapidarla per le sue stesse colpe.
Una microstoria che si affaccia dal passato, un urlo di redenzione da quel mondo di storie disperse che formano la memoria negata del genere femminile.
Profetessa dell’uguaglianza e donna irregolare di un Mediterraneo arcaico, viscerale, erotico, fatto di magismo, superstizione e divinazione, domina la natura aspra della terra, dei suoi frutti , dell’acqua, del fuoco.
Notti di luna e profumi arcani di un Sud dell’anima e del corpo raccontano quel fuoco di rabbia che seduce, verità di ogni tempo senza sovrastrutture.
Lamagara mette in scena i luoghi eterni della generazione e dell’eros, della diffusività maternale di vita, morte e reificazione in corpore feminae.
Non un semplice monologo, ma un’interazione di voci della storia,
sommerse nell’oblio di un presunto peccato, che si elevano, con il personaggio di Cecilia, verso la luce, a smascherare il doppio volto della verità dell’uomo, le pieghe della sua quotidiana magia.
Un linguaggio denso e terrestre come humus, impastato di un materiale verbale pieno e screziato dove il corpo è utilizzato come strumento della narrazione che coinvolge lo spettatore in una esperienza sensoriale potente, poetica e parossistica. Lo sguardo di Emanuela Bianchi diventa parola, genesi, riscatto di una verità selvaggia, processata dalla storia.

“Il premio della critica Gaiaitalia.com va a Lamagara per aver saputo restituire il lessico, il linguaggio del corpo, la mentalità, la sensibilità e le conoscenze di Cecilia Faragò, l’ultima donna processata per stregoneria in Calabria, nel 1769, magnificamente incarnata da Emanuela Bianchi. La recitazione, il canto, la coreografia, il più piccolo dettaglio scenografico non sono mai dei meri espedienti teatrali ma costituiscono sempre il segno tangibile della esistenza altra, viva, vera e concreta di un personaggio che si muove sulla scena autonomamente, arrivando a costituire un risarcimento morale per tutte le donne che, come Cecilia, hanno saputo vivere libere, non importa quanto gli uomini abbiano cercato di zittirle”
(Ennio Trinelli)