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di Edoardo Erba
con Anna Calarco, Domenico Chilà, Mimmo Fiore
collaborazione all´allestimento: Marilena Barreca
regia di Gaetano Tramontana
Produzione SpazioTeatro 2011

Un teatro chiuso da tempo e ceduto ad un’attività commerciale per ampliarne la superficie di vendita; due muratori al lavoro di notte per chiudere con un muro il palcoscenico ed ingannare la Sovrintendenza alle Belle Arti, sperando che sia il primo di tanti lavori della loro nuova impresa in concorrenza con subappalti ed extracomunitari.
Non è la cronaca di un giornale locale, ma la trama di uno dei testi più rappresentati di Edoardo Erba, tra i più apprezzati autori italiani contemporanei.
La fatica ed il pensiero fisso del lavoro “in proprio”, per Germano e Fiore si trasformano a poco a poco in un´esperienza quasi surreale, mettendo in discussione tutte le loro certezze.
Tra i sogni e le speranze di una vita diversa, i due incrociano una presenza inaspettata: un “disturbo” per la loro attività e insieme il materializzarsi dei loro reali (bi)sogni.
Dopo anni di repliche in tutta Italia, MURATORI viene rappresentato per la prima volta in italiano e non in lingua regionale: un impegno dal sapore particolare per gli attori di SpazioTeatro.

Note di regia
Da tempo Muratori ci frullava in testa.
Ci sentivamo coinvolti dall’ambientazione teatrale (non solo “fisica”, ma anche “esistenziale”, come si vedrà), dalla problematica dei teatri chiusi e destinati al cambio di destinazione d’uso, dall’aspirazione ad una vita altra/alta (e chi non ce l’ha, anche per un attimo?) che riusciamo a intravedere e che in pochissimi momenti possiamo acchiappare e fare nostra: momenti che spesso sfuggono come i treni non presi e gli amori non vissuti.
Personalmente ho una particolare ammirazione per il teatro di Edoardo Erba, per la sua capacità di camminare sempre sul crinale tra realismo e surreale, mai a mezza costa, ma sempre lì, sul limite, dove il sogno e la realtà si confondono riuscendo, insieme, a raccontare allo spettatore sempre qualcos’altro al di là del puro intreccio della storia.
La sua Maratona di New York (uno dei testi italiani contemporanei più rappresentato all’estero) fu nei primi anni 90 una specie di rivelazione: una prova fisica per gli interpreti (fra i quali un giovanissimo Luca Zingaretti) e insieme la capacità di trasferire lo spettatore su un piano altro, invitandolo a guardarsi dentro, scrutando fra i propri sogni e le proprie aspirazioni.
Muratori vanta un’edizione storica, diretta da Massimo Venturiello e interpretata da Nicola Pistoia e Paolo Triestino, pressoché ininterrottamente in scena da quasi 10 anni: il loro marcato accento romano (lingua in cui il testo è pubblicato da Ubulibri) e la carica fisica dei due interpreti ne fanno uno spettacolo di forte impatto comico e di una godibilità testimoniata dagli anni di repliche.
Con gli attori di SpazioTeatro abbiamo provato a vivere il testo con una sensibilità più vicina a noi, meno caratterizzata, forse, ma che rappresenta una tappa importante nel percorso del nostro gruppo, nella ricerca di un linguaggio che ci rappresenti.
Partendo dal testo in italiano che l’autore ci ha concesso, lo abbiamo “naturalmente sporcato” con la quotidiana dizione meridionale e solo qualche piccola concessione ad esclamazioni tipiche del nostro dialetto.
Tentando quindi di attingere alla componente più surreale del testo, così che il teatro-ambiente in cui tutto avviene, sebbene chiuso e in disuso, mantenga la sua dimensione di “guscio dei sogni” in cui tutto è possibile: un luogo “segnato” per sempre dalle presenze che lo hanno abitato e che ne determinano l’essenza, a dispetto di qualsiasi tentativo di invadenza speculativa.

gaetano tramontana

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