La fuga di Pitagora

Sabato 22 febbraio ore 21:00
Domenica 23 febbraio ore 18:30
Sala SpazioTeatro
Via S.Paolo 19/a Reggio Calabria
ingresso € 12,00
coupon 6 ingressi: € 60,00
I
coupon non sono nominativi e possono essere usati
singolarmente o in gruppo
info al 339.3223262
info@spazioteatro.net

di Marcello Walter Bruno
spazio, regia e interpretazione Ernesto Orrico
musiche originali eseguite dal vivo Massimo Garritano

Solo un attimo fa Crotone era New York.
Seguendo il percorso del sole, la Grecia fondava la Magna Grecia come un giorno l’Europa fonderà l’America.

E l’immigrato Pitagora, che giunge a Crotone dall’isola di Samo dopo un percorso iniziatico nei luoghi della scienza e della magia, è il simbolo di un cosmopolitismo che segna fin dall’epoca presocratica i destini della civiltà occidentale.

L’attualità del personaggio, pur nella sua lontananza storica e nella cortina fumogena del mito, è degna di essere posta all’attenzione del pubblico del terzo millennio. Il suo pacifismo oscilla fra vegetarianesimo (Pitagora inventore del minestrone come elogio del meltin-pot) e animalismo (conseguenza della credenza nella metempsicosi, la trasmigrazione delle anime). L’assunto che tutto è numero, che ha conseguenze mistiche che vanno oltre la tavola pitagorica e il teorema di Pitagora, è l’antesignano di tutto il nostro mondo digitalizzato. L’invenzione dello “specchio di Pitagora” con cui scrivere messaggi sulla superficie lunare, leggenda scientifica di cui Baltrušaitis ci racconta la persistenza fino a secoli recenti, si è realizzata nei satelliti per telecomunicazioni. L’inascoltata “armonia dei mondi”, dove l’intero universo (kosmos e non più kaos) produce musica, riemerge nella registrazione sonora degli anelli di Saturno (e forse nell’intera teoria delle stringhe).

Insomma, questa materia antica ci parla della nostra contemporaneità mediterranea, compreso il problema delle migrazioni, del rapporto tra intellighenzia e potere politico, tra elitismo della scienza e populismo della democrazia.

Nota di regia

Il mito si rinnova in Storia che non accoglie insegnamenti Si crolla negli errori di sempre Il tempo si ripete Le anime migrano I corpi muoiono

Gioco di maschere e figure, monodramma per corpo e musica. Una tragedia antica che si rinnova nell’oggi. Un rimbalzare continuo tra un passato lontanissimo e sapiente e il presente della politica sguaiata che si ingegna a negare la ricchezza dell’alterità, del diverso, dello straniero.

Sospensioni
In La fuga di Pitagora i parlanti sono fantasmi che abitano una dimensione spaziale misteriosa, un luogo simbolico in cui le figure evocate si muovono dentro e fuori un pentalfa pitagorico dove si riflette l’agire dell’attore (per se stesso e per chi osserva). E il pentalfa si raddoppia, 5 disegni esoterici richiamano e respingono il testo, aprendo e alludendo a falde narrative che resteranno inesplorate.

Ritornelli
In La fuga di Pitagora, polilogo di stati d’animo, la voce si muove dall’invettiva all’evocazione, tra orazione e lezione, in un movimento sonoro che è moltiplicazione di storie, incastri, accenni, rimandi, citazioni. Pitagora, filosofo di Samo, della sua vita e dei suoi insegnamenti non ha lasciato nessuna fonte primaria, nessuna traccia scritta di suo pugno, nessuna verità storica acclarata, ma abbiamo un magma inesausto di racconti postumi, di biografie apocrife, di studi esoterici, di leggende fantastiche.

Cambiamenti
In La fuga di Pitagora i suoni della chitarra costruiscono panorami acustici che si frangono in pulviscolo elettrico. Le ripetizioni, i loop, i disturbi costituiscono un impasto narrativo che dialoga con la voce, poi la sovrasta, poi la abbandona e la libera. “L’armonia delle sfere”, “il quinto martello” sono indizi e suggestioni per mondi musicali e possibilità di giocare con i numeri, con le note.